ECCE FAMES. Ricetta per la sopravvivenza – Liceo Artistico Sello di Udine

venerdì 22 maggio   ore 21.15     Teatro Palamostre

Liceo artistico “G. Sello” – Udine
Ecce fames – ricetta per la sopravvivenza
da G. Tabori, P. Levi, H. Arendt, F. Nietzsche & co.
Gruppo “Compagnia del mandarino”

con
Giulio Bianchizza, Noa Biecher; Umberto Calvo, Emma Cantarutti, Marta Cavasin, Beatrice Cepile
Celeste Cescutti, Silvia Ciocchetta, Tina Comuzzi, Adele Costalunga, Elsa Cumar, Filippo Donato
Francesca Ghilardi, Miriam Giannullo, Luisa Giraldo, Chiara Grattà, Nicole Greatti, Margherita Iacob
Olena Komashenko, Giovanni Leone, Anna Maria Matasel, Irene Milan, Giulia Luna Milocco
Anna Moschioni, Marta Pravisano, David Radovanovic, Beatrice Rinaldi, Martina Riva
Maria Paula Rodriguez; Rachele Rubiu, Stefano Sant, Aurora Selenati, Vittorio Maria Serra
Chiara Signorini, Ermira Tarelli

costumi Irene Milan
canto Isabella Taiarol
consulenza letteraria “Libreria W.Meister”- San Daniele del Friuli

coordinamento
Alessandro Di Pauli

docente referente
Daniela Fattori

Trama
Lo spettacolo prende spunto dal testo Cannibali di G. Tabori. L’azione si svolge in un lager ai tempi della seconda guerra mondiale, dove dei prigionieri sono costretti a scegliere tra la fame ed un atto di cannibalismo. Il testo, a tratti sconvolgente nella versione originale, è stato riscritto e adattato alla sensibilità degli interpreti e del pubblico. In scena i personaggi affrontano una situazione drammatica che viene stemperata da innesti letterari, rimandi filosofici, citazioni bibliche, testimonianze di sopravvissuti ai campi di sterminio e da storie, tanto ironiche quanto taglienti, prese dalla tradizione yiddish.
Percorso del gruppo
Premettiamo che il testo affronta una tematica, come quella del dilemma morale in cui si trovano i personaggi coinvolti, che ci ha imposto fin dal principio un approccio cauto e rispettoso allo spettacolo.
Abbiamo intrapreso un percorso che ci facesse ritrovare il gioco senza perdere di vista la portata morale dello spettacolo. Prima di tutto abbiamo cercato di trovare la nostra voce, il nostro modo per raccontare una storia nella sua crudezza e profonda ironia, senza però risultare cinici o crudeli.
Attraverso il training fisico e vocale abbiamo sperimentato il grottesco, la presenza scenica e il ritmo di questi personaggi che Tabori, nelle sue note, indica come burattini, scheletri, fantasmi, che lasciano poco spazio alla quotidianità dell’essere umano, così come noi la intendiamo. Il gioco e la riflessione sono state le nostre ricette, per far sopravvivere il sorriso al di là delle implicazioni di questa storia e dei suoi protagonisti.