AKROPOLIS OFF. “Omaggio a Leo” │ programma di sala

Teatro Club Udine
in collaborazione con Società Filologica Friulana

Progetto Akrópolis off

Omaggio a Leonardo Zanier 

laboratorio con i ragazzi-attori del Palio

Diletta Feruglio (“Marinelli”)
Matilde Forte (“Stellini”)
Valentina Marano (“Copernico”)
Maria Mongiat (Isis di Tolmezzo)
Harvey Ramachandran  (“Stringher”)
Margherita Tempo (“Stellini”)
Mara Teresa Vicario (“Percoto”)
Giovanni Wiederhoffer (“Malignani”)

coordinamento
Manuel Buttus  │Teatrino del Rifo

venerdì 15 settembre 2017 │ ore 19.30
Cjanive │ Società Filologica Friulana
via Manin 18
Udine

«Mi sono da sempre occupato di edilizia, di marginalità e sviluppo locale, di formazione e sindacato, ma anche di storia orale, di tradizioni e magie, di migrazioni e ritorni, di mestieri e canzoni e soprattutto di parole: il loro senso e spessore, cosa c’è dentro e dietro e sotto le parole, prese da sole e prese a grappoli». (Leonardo Zanier)

Una riflessione di Massimo Somaglino

Quando intorno al tavolo di lavoro costituitosi per il progetto di gestione della Cjanive / Filologica ha cominciato a circolare l’idea di realizzare qualcosa in onore e in memoria di Leo Zanier, è sembrato subito chiaro a tutti che il piano della celebrazione avrebbe dovuto lasciare campo al piano del lavoro. Il lavoro, il suo farsi concreto, fosse intellettuale o manuale,  era argomento molto caro a Leo. Ad altri, o altrove, spettava, spetta e spetterà la celebrazione del ricordo. A noi interessava l’azione, perché la sua parola poetica e politica fosse ancora viva, presente, perché potesse innestare nuova azione, nuovo farsi per un altro farsi, a rimettere in moto un ingranaggio creativo in realtà mai pienamente arrestato.
Per esempio qualcuno doveva incaricarsi di far conoscere Leo ai giovani, ai ragazzi che non lo conoscono. E la parola (poetica e politica) doveva passare per il teatro. Facile pensare ad un laboratorio teatrale, dunque, la cui conduzione ci è sembrato naturale e giusto affidare a chi con Leo il teatro lo ha fatto davvero: il Teatrino del Rifo, protagonista con lo stesso Leo ed altri artisti dell’esperienza dei Cercaluna, che portò nelle estati friulane di vent’anni fa la parola poetica e politica di Leo, intorno ai confini, al turismo, alle migrazioni ed agli spostamenti e spaesamenti.
Se rivado con la memoria al mio primo ricordo legato a Leo, però, esso risale agli anni ’80, quando giovanetto, a beneficio delle orecchie di un mio amico milanese teatrante di strada e burattinaio, appassionato di lingue minoritarie e cultura popolare, leggevo e spiegavo le poesie di Leo, appena scoperto. Il mio amico ascoltava e spesso capiva parole come cjasa, vacja, cjargna, cjòt. Marino Zerbin (questo il suo nome) mi ha mostrato che è possibile innamorarsi di una palatale. Lo ringrazio per questo.
I ragazzi che con Manuel Buttus hanno lavorato cinque giorni intorno alle palatali carniche e alla parola “cjermins”-“confini”, con la lingua di Leo hanno anche combattuto, dei veri e propri “corpo a corpo” che hanno lasciato ematomi e ferite, ma alla fine con la loro giovanissima età e articolata provenienza raccolgono il testimone della parola e della lingua poetica e politica di uno dei più acuti osservatori della realtà friulana ed italiana dell’ultima parte del vecchio millennio, la scoprono e ri-scoprono per loro e per noi, la fanno propria e la ri-consegnano vivificata al nostro vivere oggi i confini geografici, fisici, linguistici, emotivi, culturali.
Vedere questi sbarbati ragazzini discettare di confini e di linguaggi, dare un pensiero ai concetti talvolta difficili, espressi da Leo attraverso esempi e raffronti che loro, nel breve tempo della loro vita vissuta, non hanno nemmeno mai incontrato, fa bene al cuore e alla speranza, dà corpo e voce alla definizione pasoliniana di quella “meglio gioventù” che Angela Felice per un verso e il Rifo per un altro conoscono bene.
Ed è sempre questione di punti di vista. Costruirne uno proprio è già lavoro lungo e difficile, lo sappiamo, ma riuscire a contenerne di più, capire e spiegare cosa si prova al di qua e insieme al di là del confine, quello è affare del poeta. E’ per questo che ne abbiamo ancora bisogno.