‘017-‘917 Giovani scatti per Caporetto – Gli orari della mostra fotografica

Chiesa di Santa Maria dei Battuti
Cividale del Friuli
domenica 22 ottobre › domenica 3 dicembre 2017

Convitto Nazionale “Paolo Diacono” di Cividale del Friuli
Teatro Club Udine

in collaborazione con
Comune di Cividale del Friuli
Österreichische Nationalbibliotheck [Vienna]
Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte di Udine│ Fototeca [Udine]
CRAF [Spilimbergo]

 

catalogo e allestimento
a cura di Angela Felice e Cesare Genuzio

con i ragazzi fotografi
Michele Barnaba, Letizia Bon, Sonia Bressan, Mattia Burello, Ottavia Cantarutti, Gioele Costantini,  Teresa De Palma, Benedetta Falato, Chiara Francescatto, Elisabetta Gregorutti, Nico Guerra,
Didi Lian, Regina Mauro, Siria Morassi, Anna Pallavisini, Sara Peressin, Paola Piccini,
Ludovica Poiana, Linda Poluzzi, Gaia Simonetto

con il contributo dei fotografi
Leonardo Fabris, Davide Harpo Genuzio, Danilo Rommel

Un ringraziamento a SOMSI di Cividale e a Silvia Bianco, Ludovica Borsatti, Angelo Calanni, Gianni Cianchi, Giovanni Cozzi, Elisa Fassetta, Giannino Fassetta, Luciano Gaudenzio, Walter Liva,  Elisabetta Gottardo, Vittorino Michelutti, Hans Petschar, Marco Rossitti, Alessandra Spangaro, Maria Cristina Tonchia

 

orari

domenica 22 ottobre inaugurazione ore 11.30 │apertura fino alle ore 19

venerdì 27, sabato 28, domenica  29 ottobre,  mercoledì 1 novembre  ore 10 › 13 │ 15 › 19

sabato e domenica ore 10 › 13 │ 15 › 19

 

info
Informacittà  0432  710460, informacitta@cividale.net │ www.cividalegrandeguerra.it

 

La mostra  ‘017-‘917 Giovani scatti per Caporetto è il frutto di un laboratorio di fotografia rivolto ai liceali del Convitto Nazione “Paolo Diacono” di Cividale sul tema della Grande Guerra, con particolare riferimento al’episodio storico della rotta di Caporetto. L’atelier, condotto dal maestro fotografo Cesare  Genuzio, con la supervisione progettuale di Angela Felice, ha coinvolto venti ragazzi, che hanno seguito lezioni preparatorie, hanno perlustrato archivi e fototeche, hanno setacciato i ricordi di famiglia, hanno realizzato infine una sequenza di splendide fotografie, per un confronto temporale  tra le immagini del 1917 e altre scattate oggi, a distanza di cento anni, negli stessi luoghi un tempo teatro di devastazione e dolore umano.
Cuore della mostra, pensata per gli spazi della Chiesa  di Santa Maria dei Battuti, è perciò lo spazio centrale isolato nella navata: una sorta da scatola alle cui pareti sono esposti gli scatti perlopiù a colori dei giovani fotografi messi a confronto e in parallelo con le immagini d’epoca in  bianco/nero che hanno fornito la prima suggestione.

Il resto dello spazio della Chiesa è stato utilizzato invece per l’esposizione del ricco materiale fotografico d’archivio che è servito da traccia per il lavoro.  Si tratta di un  prezioso repertorio documentale che proviene da autorevoli Centri preposti alla ricerca e alla catalogazione delle fonti visive di ambito storico, quali il Bildarchiv der  Österreichische Nationalbibliotheck di Vienna, la Fototeca dei Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte di Udine e il CRAF di Spilimbergo. In particolare, lungo la parete destra della Chiesa  scorrono in stampe di ampio formato straordinarie fotografie, alcune inedite,  provenienti dell’Archivio viennese e utili a far rivivere le condizioni di vita della popolazione friulana al tempo del conflitto.
Sulla parete sinistra della navata, sono visibili cinque scatti realizzati dal fotografo Danilo Rommel,  che ha ripercorso oggi la via seguita , tra il 24 e il 27 ottobre 1917, dal bisnonno Erwin, la celebre Volpe del Deserto, e al tempo della Grande Guerra  giovane primo tenente del battaglione Fucilieri da montagna del Württenberg.  A seguire la parete è completata da immagini, sempre provenienti da Vienna, che documentano in particolare due fenomeni conseguenti alla rotta di Caporetto tra il 1917 e il 1918: da un lato, la fuga della popolazione friulana; dall’altro, la convivenza sul territorio tra i residenti rimasti e i soldati occupanti austro-ungarici.

Nello spazio dell’abside, sezionato da pannelli rossi, gioiello per unicità e importanza è sulla sinistra  la sezione relativa ad André Kertész, noto perlopiù come fotografo americano, uno dei grandi del ’900, ma in realtà nato in Ungheria e nel 1914 soldato di leva a Gorizia,  da suddito austroungarico. A quell’anno risalgono una serie di fotografie, prestate dal CRAF, che ritraggono alcuni momenti degli inizi di un conflitto che doveva ancora apparire breve e indolore.
Documento dell’origine della guerra sono anche  quattro fotografie realizzate dal famoso fotografo triestino Carlo Wulz  al corteo funebre che si snodò a Trieste il 1 luglio 1914 con le bare dell’arciduca Francesco Ferdinando e della consorte Sofia, uccisi nell’attentato di Sarajevo e arrivati via mare nella città giuliana per essere trasferiti a Vienna.
Una serie di alcuni scatti esposti sempre nella navata, sui pannelli rossi e alle pareti, esemplifica un gioco di interessanti contrasti negli anni in cui la guerra era ormai avanzata : da un lato (sulla parete esterna di destra) si documenta la vita “normale” che nel 1917 si teneva a Trieste, non lambita dal conflitto;  dall’altro, a sinistra, con due fotografie di Ernesto Battigelli e di altri fotografi ignoti, si mostra il furore delle battaglie che altrove erano ingaggiate.
Uno spazio “intimo” a sé, sulla sinistra, espone infine poche fotografie inedite di soldati italiani uccisi dai gas, rimasti intatti in montagna durante l’inverno del ’17 e fotografati con il disgelo della primavera del ’18. La posizione è identica a quella dei bambini siriani di Idlib, anche loro uccisi dai gas nell’aprile 2017 e rimasti paralizzati nell’archetipo della guerra che si ripete cento anni dopo.   Anche qui dunque un gioco di confronti che, in una esposizione pur restia a proporre immagini di corpi straziati dalla guerra,  sono lasciati alla meditazione dei visitatori.