Fagagna: Il Palio dei Borghi 2018

Dal 1977 nella Piazza Unità d’Italia di Fagagna si svolge il Palio dei Borghi, una rassegna teatrale complementare alla singolare corsa degli asini, quella, per intenderci, che giustifica la definizione un po’ scherzosa di Fagagna come ” la Siena del Friuli”. Gli asini di Fagagna non aspirano a competere  con i purosangue di Siena, ma galoppano, come possono, per ricordare che esiste anche un mondo fatto di cose semplici e a loro modo preziose almeno per chi  non si rassegna a cancellare le proprie tradizioni.

Fagagna ha conosciuto la rivoluzione illuministica con Fabio Asquini, in contatto epistolare con l’amico Antonio Zanon,  ha ereditato il messaggio filantropico della contessa Cora Slocomb di Brazzà. Fornaci, Picolit, commercio extraregionale, emancipazione femminile, casate nobiliari, rispetto del lavoro, emigrazione e fortissimo sentimento di appartenenza alla propria terra si intrecciano con la convinzione di appartenere alla modernità e di meritare il benessere economico raggiunto. Questi i temi nell’edizione del Palio dei Borghi di domenica 9 settembre 2018. Fagagna è una signora benestante, ma non spocchiosa, almeno all’interno del paese.

Il Palio dei Borghi è un fedele ritratto di una località tipicamente friulana  e della sua gente. In competizione per il premio del Palio sono i quattro  borghi fagagnesi: Riolo, Centro, Paludo e Pic. In quest’ultima edizione è risultato vincitore il borgo Riolo  con lo spettacolo “Tal miec”, storia di emigrati friulani in Argentina. Il borgo Riolo, ha meritato il primo premio pur avendo totalizzato lo stesso punteggio del borgo Pic, presentatosi con la storia della contessa Cora Slocomb di Brazzà.

Secondo regolamento, in caso di parità si attribuisce la vittoria a chi ha totalizzato un numero maggiore di 4 (punteggio massimo) in riferimento alle diverse componenti da valutare (spettacolarità, sceneggiatura, costumi, scenografia, codici sonori e musicali, recitazione). In realtà ogni gruppo ha esibito una qualche eccellenza che non ha potuto trovare riconoscimento da parte della giuria delegata a indicare un solo vincitore, oltre a identificare il migliore attore, per l’occasione l’interprete della parte oscura del personaggio di Fabio Asquini, nello spettacolo del borgo Pic.

Per quanto  gratificante o deludente sia il momento della proclamazione del vincitore, il Palio dei Borghi è una straordinaria esperienza per tutti i fagagnesi. Ogni gruppo, coordinato dal capitano del borgo, raccoglie in media ben più di cento paesani che nell’arco di due o tre mesi preparano lo spettacolo. La drammaturgia è composta in relazione allo spazio aperto in cui si deve collocare lo spettacolo; per questa ragione le battute sono registrate e si ascoltano in playback, la scenografia è mobile e monumentale, sull’esempio dei carri carnascialeschi, i costumi e il trucco particolarmente accurati, vistosi e  impreziositi.

Se si pensa a tutte le persone (attori, sarti, carpentieri e chissà chi altro ancora) impegnate nella creazione dello spettacolo, viene da pensare che sono ben pochi i fagagnesi che non si sono trovati in attività per il Palio dei Borghi. Questi pochi “esterni” sono presumibilmente parenti, amici o conoscenti, tutti animati da una forte interesse e curiosi di sapere quale borgo si aggiudicherà la vittoria. La manifestazione diventa così la celebrazione della collettività fagagnese che si distingue per borghi in competizione fra loro nel momento stesso in cui esalta la coralità che coinvolge tutti i borghigiani e li rende tutti protagonisti. Per quanto possa sembrare eccessivo il paragone, un simile modo di celebrare in prima persona e in forme teatrali l’appartenenza ad un territorio e ad una comunità si riscontra solo nel teatro greco classico, nel teatro religioso del Medio Evo, in certe storiche sfilate del Carnevale. (Gianni Cianchi)