Recensione di

la pazza della porta accanto

Recensione

Il Copernico viaggia negli infiniti spazi della parola e mette in scena la poesia di Alda Marini, combattuta poetessa del secolo scorso.

Lo spettacolo riesce ad unire in un legame raro poesia e teatro senza mai annoiare gli spettatori. Ogni attore parla in prima persona ed è come se in ogni battuta le parole fuoriuscissero dalla bocca della stessa Merini. Si scopre un mondo complesso ed interiore, seguendo la biografia della donna tra amori e ricerca religiosa, cercando di comprendere a fondo la follia che la segue negli ultimi anni in manicomio. Alda ha scelto la follia per fuggire dalle tragedie della vita, tanto da definirla “una convivenza con sé stessa, un dolore purificatore”. E si scopre la sua solitudine, si sente “una sedia su cui non si siede mai nessuno”, abbandonata per dieci anni in manicomio. La chitarra elettrica suona dolce e accompagna a tratti lo spettacolo, unico suono  oltre alle parole. Gli attori si rivolgono direttamente agli spettatori, eliminando la quarta parete e coinvolgendo gli spettatori nei pensieri tesi, nelle domande senza risposte di questa donna. La compagnia riesce in questo difficile intento, risultando come un corpo solo nella mimica e negli sguardi. Nessuno è protagonista, tutti sono protagonisti. E tutti riescono a trasmettere la forza della poesia: secondo Alda Merini  “il poeta deve prendere la materia incandescente che è la vita quotidiana per farne oro, oro colato.” Quella poesia che nasce nella farfalla all’inizio dello spettacolo è viva e narra la vita di una donna capace di amare. Oggi il Copernico con semplicità, senza cadere mai nel sentimentalismo, è riuscito a parlare di poesia, di amore, di malattia.

 

Scheda spettacolo
Titolo
La pazza della porta accanto
Autore
Ada Merini
Scuola
Liceo Scientifico Copernico
Gruppo
Copernidrama
Sede rappresentazione
Teatro Palamostre
Giornata
Giovedì 17 maggio 2018
Orario
21.15
Trame e percorso
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