ACHTUNG banditi!

Presentazione

Concerto teatrale per la Resistenza

 di Massimo Somaglino

 

con

Claudia Grimaz – voce

Igi Meggiorin – chitarre e percussioni

Nicoletta Oscuro – voce

Massimo Somaglino – voce

Vittorio Vella – tastiere, chitarra, fisarmonica e sequenze sonore

 

composizioni originali Vittorio Vella – Igi Meggiorin

elaborazioni sonore Claudio Parrino

immagini Danilo De Marco

 

regia Massimo Somaglino

 

Dal primo dopoguerra al fascismo.

Dalla lotta di liberazione alla pietra miliare della Costituzione Repubblicana.

Un teatro-concerto a tre tempi, lungo la storia del secolo breve e del ‘900 italiano,

nel travaglio della conquista della democrazia e della libertà.

Con il fil rouge di una colonna sonora di canzoni dal vivo, riarrangiate nella doppia chiave a contrappunto del gioco ironico e dell’adesione emotiva, uno spettacolo che apre uno spaccato a più facce su “come eravamo” o oppone la controrisposta su “come dovremmo essere”.

 

“Achtung banditi!”, spettacolo in forma di “concerto teatrale”, che riecheggia nel titolo l’omonima pellicola di Carlo Lizzani, su coproduzione Teatro Club Udine – Assoprosa di Pordenone, con il sostegno dell’Azienda Speciale Villa Manin, è un incrocio di parole, suoni, canti, d’autore o anonimi, rispolverati dagli archivi della musica, popolare e non, e da fonti varie di documentazione scritta, perlustrati da Massimo Somaglino e Claudia Grimaz, con la consulenza ai testi di Alberto Buvoli, Angela Felice e Gianfranco Scialino. Un mix che, per la regia dello stesso Somaglino, coinvolto anche come inedito attore-chansonnier-vocalist, è affidato a un gruppo eccellente di artisti locali, con le voci femminili di Claudia Grimaz e Nicoletta Oscuro e, per la parte musicale, con la perizia di Vittorio Vella, alle tastiere, Igi Meggiorin, alla chitarra, e Claudio Parrino, per il coordinamento suono.

Sono tre le tappe in cui la sequenza dello spettacolo si snoda, come per una dialettica hegeliana tesi-antitesi-sintesi ispirata dalle tragiche vicende del ‘900. O, sulla scena, come un trittico da antologia di emozioni ed evocazioni mobilitate dalla partitura della storia, che suggerisce uno slalom di contaminazioni e dissolvenze tra musica e parola, qui incrociate anche con la proiezione su schermo dei volti di partigiani invecchiati con cui il fotografo Danilo De Marco propone una sua idea di Resistenza, segnata dal tempo, ma –evidentemente- non piegata nella coscienza e semmai rilanciata alla coscienza del presente.

Dapprima, dunque, è richiamata la “dittatura”, che si presta a una chiave di “circo” grottesco e di acre divertissement sonoro, tra “Faccetta nera”, performance da Trio Lescano mix, il precipizio di leggi fasciste sempre più liberticide e razziste e infine il buio tunnel della guerra. Poi si accampa la “guerra di liberazione”, con le parole dei “resistenti”, anche condannati a morte, e con i loro canti generosi, qui riarrangiati a canzoni quasi d’autore, di sorprendente sound musicale. Infine, ecco il terzo tempo della “democrazia”, con la conquista della Costituzione Repubblicana, ancora più da leggere e risentire oggi che si pensa da parte di alcuni di riformarne l’impianto, in quella perennemente  “povera patria” cantata da Franco Battiato, che sigilla il percorso di questo concerto teatrale con l’amarezza di un finale punto interrogativo.

Su tutto, scorre sottotraccia, come un’intermittente colonna sonora, l’elenco dei partigiani, vivi e morti, della Divisione Garibaldi-Natisone, medaglia d’oro della guerra di liberazione, tutti col nome d’anagrafe e poi con quello di battaglia che per ognuno siglava la nascita di una nuova consapevolezza e di una nuova vita.

Spettacolo da non perdere, dunque, non solo per un salutare ripasso della storia, ma anche perché la democrazia, che lo ispira, è un bene difficile e fragile, può essere sempre messa in discussione e ogni generazione –dice Carlos Montemayor, citato quasi alla fine- può essere chiamata a combattere la sua battaglia, in modi ogni volta diversi, per la difesa dei preziosi valori di libertà, giustizia e pace.