Sexmachine

Presentazione

di e con Giuliana Musso

musiche in scena Igi Meggiorin

regia Massimo Somaglino

 collaborazione al soggetto Carla Corso

 

Le prostitute si possono chiamare in molti modi: meretrici, fallofore, puttane, cocottes, passeggiatrici, belle di notte, lucciole, troie, sex-workers, donnacce, donne facili, donnine leggere…
I clienti si chiamano clienti.

“Clienti possono essere tutti, sono pochi quelli che possono dire di non essere mai stati con una prostituta. Sì, lo so che lo dicono tutti, ma mentono. Fanno come con il preservativo: tutti dicono di usarlo e poi ti chiedono sempre di andare senza.”
da “Quanto vuoi?” di Carla Corso e Sandra Landi

“Io vorrei che tu scrivi che non sono diversa dagli altri, non sono diversa proprio da nessuno, che non è giusto che tutti ci dicono arruse, porche e schifose ma poi vengono a cercarci. O siamo sporche e schifiate, e allora basta, fateci morire. Oppure noi vi bisognamo, e allora ditelo. Io vorrei che scrivi questo.”
da “Le Buttane” di Aurelio Grimaldi.

 

L’argomento della nostra indagine

Mentre quella delle prostitute è una categoria numericamente ristretta, indagabile ed indagata, dei clienti non si sa nulla, non si indaga, nulla viene messo in discussione. Perché i clienti siamo noi.

Tutti noi. Noi italiani: figli mammoni e amanti focosi, noi, con le donne più belle del mondo (ah… la Loren!) e il sacro vincolo del matrimonio e la famiglia al primo posto e i figli che son pezz’e core. Amanti delle cose belle e della buona cucina, amanti. Ammiratori. Corteggiatori. Un po’ gelosi ché “se no che amore è?!”, e anche un po’ possessivi e bigotti “copriti svergognata…”. Noi! Popolo di santi, poeti, navigatori e uomini che vanno a puttane.

Sexmachine ci parla di sesso e potere. Oggi. Nella grande macchina del sesso ci siamo tutti, basta sapersi riconoscere, basta ammettere di essere inclusi… Eccoci a pensare che una donna che vende il proprio corpo non è normale, o è una pazza o è una poveretta… mentre il maschio ha degli istinti da sfogare, è normale, ha dei bisogni fisici da soddisfare, è la sua natura in fondo. Lui è pulito: paga. Lei è sporca: guadagna. Lui si vanta con gli amici. Lei vive nell’ombra. Se beccati: lui prende una multa, lei va in galera.

Sexmachine Ci parla di sesso e denaro. Oggi il sesso è l’anima del commercio. Non esiste prodotto che non possa essere pubblicizzato da un bel corpo nudo, da un gesto lascivo, da un simpatico doppio senso: compri un deodorante e ti tromba Banderas, mangi un gelato e godi, guidi l’auto e riesci a raggiungere l’ orgasmo. Oggi per fare sesso non serve più fare sesso

Sexmachine è la macchina delle libertà. Perché grazie a Dio oggi lo possiamo fare dove,come e con chi vogliamo. E più liberi siamo e più andiamo a farlo di nascosto, con donne che non conosciamo e che talvolta libere non sono. I rapporti sessuali a pagamento in Italia sono – ogni giorno – più di 25.000. Quasi 10 milioni di rapporti all’anno esprimono in modo chiaro ed inequivocabile un bisogno di sesso che i rapporti gratuiti e reciproci o non possono o non sanno soddisfare.

Sexmachine ovvero del bisogno di ricerca di sesso altro. Andare a puttane non è una malattia. Devono parlare gli uomini: abbiamo bisogno di sapere del loro grande amore per le prostitute e del loro simultaneo disprezzo per queste donne.

Mentre il mercato si espande e la domanda di sesso mercenario cresce, crescono gli abusi, i crimini, e si concretizza, sotto forma di leggi dello Stato, la voglia di ridurre la libertà delle donne e di limitare il loro diritto ad esercitare con dignità e sicurezza il loro mestiere. La prostituta e i suoi clienti sono i soggetti del più grande paradosso dei nostri tempi.

Lo spettacolo

Un’attrice ed un musicista in scena danno voce ed anima a sei personaggi che, visti in sequenza, formano un quadro di contemporanea umanità  multiforme e complicata. Sono quattro uomini e due donne: Dino, pensionato; Vittorio, agente di commercio; Monica, mamma di Cristian; Silvana, prostituta; Igor, ventenne addetto all’assemblaggio; Sandro, piccolo imprenditore. Hanno tutti in comune due cose: appartengono alla cultura del nord-est e trovano soddisfazione ai loro bisogni e ragione alle loro paure nel variegato e complesso mondo dei rapporti sessuali a pagamento.

La musica,  sostegno e contrappunto al lavoro sui personaggi, ha accompagnato fin dall’inizio la composizione drammaturgica. A ciascun carattere corrisponde un tappeto musicale che non è un semplice commento bensì l’eco dell’identità e dell’energia del personaggio.

Anche le canzoni – tutte originali – concorrono alla drammaturgia dello spettacolo, approfondiscono l’emotività dei personaggi e la rafforzano nella memoria dello spettatore.