Udine capitale della Guerra Udine capitale della Pace

Presentazione

Udine, 24 › 29 maggio 2005

 

Direzione Artistica

Valter Colle

 

consulenza Scientifica

Umberto Sereni

 

in collaborazione con

Università degli Studi di Udine, Teatro Club Udine, Centro Espressioni Cinematografiche, Cineteca del Friuli, Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, Diapason,

CRAF di  Lestans, ANA sezione di Udine

 

con il sostegno di

Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone

 

Con Udine capitale della Guerra, capitale della Pace, la grande manifestazione che prende avvio martedì 24, alle ore 18, presso la Chiesa di S. Francesco, il capoluogo friulano si appresta a celebrare il novantesimo anniversario dello scoppio del primo conflitto mondiale. E’ chiaro fin dal titolo il senso della manifestazione articolata poi, fino a domenica 29, tra dibattiti, momenti di spettacolo, proposte musicali e appuntamenti cinematografici, a corona del conferimento della laurea ad honorem, venerdì 27,  al grande regista Mario Monicelli. Il tutto su promozione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Udine, motore primo del progetto, in cordata con un folto pool di Enti e Associazioni cittadine (Università di Udine, Teatro Club, Centro Espressioni Cinematografiche, Cineteca del Friuli, Accademia “Nico Pepe”, Diapason, Craf di Lestans, Ana di Udine, con il sostegno della Fondazione Crup), per la direzione artistica di Valter Colle e la consulenza scientifica di Umberto Sereni. E’ un senso molteplice, dinamico, a più facce, che spiega anche la prospettiva “in divenire” dell’iniziativa che aspira, dopo questo primo assaggio di una settimana, a prolungarsi con ulteriori puntate non solo nella imminente estate 2005 ma anche nei prossimi quattro anni, in ideale pedinamento della reale durata della guerra cosiddetta grande. Udine, del resto, è una città a suo modo simbolica della dialettica guerra e pace, perché, se oggi è un laboratorio reale di convivenza e un  ponte di dialogo tra popolazioni un tempo divise dall’odio, ieri, dopo quel fatidico 24 maggio 1915, si trasformò di punto in bianco da piccolo, pacioso centro di periferia a capitale, appunto, della guerra, sede nevralgica dello Stato Maggiore, con il generale Cadorna insediato nel palazzo del Prefetto in piazza Patriarcato, mentre i tanti uffici di comando erano variamente acquartierati nei palazzi della città, sul Castello erano installati impianti ottici e riflettori e il Re, a pochi km., fissava la sua residenza a villa Linussi di Torrreano di Martignacco.

Udine capitale della Guerra, capitale della Pace, che necessariamente inizia il giorno in cui cade l’anniversario dello scoppio delle ostilità, attiva perciò un vero e proprio percorso già con gli occhi rivolti  alla celebrazione finale della pace, che nel 2008 concluderà questa sorta di ciclo rievocativo a tappe, come il valore in positivo di una città dove –sostiene con forza l’Assessore alla Cultura, Gianna Malisani– “le generazioni future potranno trovare un esempio e una voglia di fratellanza”. A partire dunque, è martedì 24, alle ore 18, presso la Chiesa di S.Francesco, ormai consacrato a spazio ideale per gli eventi culturali udinesi di rilievo, è l’inaugurazione della Mostra fotografica “La Grande Guerra”, con inedite foto d’epoca militare provenienti dall’Archivio Storico dello Stato Maggiore dello Esercito Italiano, che, dopo il saluto delle autorità, sarà corredata da una performance dell’attore-regista Claudio Moretti, assistito dagli allevi della Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”. Alle 21 dello stesso giorno, ancora la cornice di S.Francesco ospiterà il primo di due incontri di “Prospettive”a più voci, “Raccontare la guerra e vivere i conflitti”, che sarà animato da illustri presenze, i giornalisti Toni Capuozzo, Gianpaolo Carbonetto, Valerio Pellizzari e il regista-attore Moni Ovadia, per il coordinamento di Umberto Sereni, che introdurrà anche un contributo filmato rilasciato in esclusiva per la manifestazione udinese da Adriano Sofri. Al centro della tavola rotonda, il tema caldo delle conseguenze di lunga durata di un conflitto in cui si confrontarono ragioni e da cui scaturirono ideologie e tensioni,  destinate poi a percorrere e motivare tragicamente la violenze del ‘900, oltre che perfino le sue code nel presente.

L’indagine sui risvolti umani della guerra, e sui fronti contrapposti dei sostenitori e delle vittime, è anche tra le pieghe ispirative del concerto “Quel lungo treno che andava al confine…”, anch’esso in anteprima e in esclusiva per il programma udinese, mercoledì 25, ore 21, alla Chiesa di S.Francesco, in cui il musicista Gualtiero Bertelli con la sua Compagnia delle Acque e il supporto dei disegni di Carlo Presotto e del commento dal vivo del giornalista Edoardo Pittalis, cucirà un viaggio musicale sulla guerra- così nel sottotitolo- “vista dal basso fra canzoni pro e contro”.

Ancora sul bisogno di fare chiarezza e sulla necessità di portare alla luce l’immensa mole di materiali che la prima Guerra mondiale ha prodotto si concentrerà la terza serata di “Prospettive” “Il piombo sulla carta”, che ancora in S.Francesco, giovedì 26, alle ore 21, vedrà l’intreccio di considerazioni dei più importanti esploratori, ricercatori, editori e storici locali che negli ultimi anni hanno contribuito con le loro ricerche a riempire gli scaffali delle librerie con volumi preziosi di indagine sui tanti aspetti della Grande guerra. Studi di riconosciuto valore internazionale che confermano la vistosa tendenza del Friuli odierno ad operare una sempre più attenta analisi del proprio passato, che sappia confrontarsi con occhio critico con la sua storia e riscopra la sua identità di crocevia di confine, capace nel tempo di un dialogo costruttivo che i nemici di un tempo oggi ricovertiti in vicini e fratelli della comune casa europea. “Ogni palmo di terra ci ricordava un combattimento o la tomba di un compagno caduto. Non avevamo altro che conquistare trincee, trincee e trincee”, scriveva Emilio Lussu nel 1937, nel ricordo del periodo di combattente sul Carso, in un Friuli che era no man’s land e che oggi invece si rivela geografia di uno nuovo status di terra di pace, luogo di accoglienza anche di trattative internazionali ad essa intenzionate.

Agli aventi tragici, che sono imperversati sul Friuli del primo ‘900, e in particolare al loro risarcimento, sono anche dedicate le giornate dell’omaggio a Mario Monicelli, che inizieranno venerdì 27 maggio, alle ore 18, sempre in S. Francesco, con la cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Storia Contemporanea al regista livornese che ha firmato uno dei capolavori assoluti del cinema italiano, l’indimenticabile “La grande Guerra”, interamente girato nel Friuli degli anni Cinquanta. Un film da vedere e rivedere, che poi sarà offerto in proiezione pubblica, alla presenza dello stesso Monicelli, sabato 28 maggio sul terrapieno di piazza Libertà (in caso di maltempo, al Giovanni da Udine).

Suggello finale dell’intensa settimana sarà infine il concerto che domenica 29, ore 21, sempre sul terrapieno di piazza Libertà, e in caso di maltempo al Giovanni da Udine, sarà tenuto dal vivo da due grandi musicisti come Glauco Venier e Klaus Goesing, non a caso un italiano e un austriaco, insieme ad un ensemble d’eccezione, a commento sonoro di alcuni materiali cinematografici originali, su produzione di Cineteca del Friuli e Cinemazero di Pordenone.

 

Info, Comune di Udine, Ufficio Cultura, viale Ungheria 15, tel 0432 271711-271701, mail info.cultura@comune.udine.it.

 

Mostra Fotografica e performance teatrale di martedì 24 maggio, giorno di inaugurazione del programma di “Udine capitale della Guerra, capitale della Pace”.

 

Con un decreto governativo del 23 maggio 1915, un giorno prima dell’entrata in quella che sarà una tragica grande guerra, l’Italia vietò la pubblicazione di “notizie militari non comunicate da fonti ufficiali”, stabilendo anche il sequestro immediato di ogni materiale che potesse evidentemente incidere sul morale della popolazione o incrinare la fiducia nell’autorità dello Stato in guerra, nel quadro giustificativo dei superiori interessi nazionali. Era l’inizio di un controllo dell’informazione che poi, a conflitto scoppiato, si estese dalla carta stampata alla fotografia (e alle videoriprese), una medium di tradizione ancora non lunga, fino ad allora considerato di non influente peso e pericolosità documentaria, ma proprio dal primo conflitto mondiale lanciato e strumentalizzato dagli uffici degli Stati Maggiori, tramite l’Agenzia Stefani, a fini tattico-strategici, in abile dosaggio tra censura e propaganda. Fino ad arrivare, man mano che le operazioni militari si protraevano in un bellicismo ormai totale, a una forma di  persuasione , come fu detto, “aggressiva”, volta appunto a far mutare opinioni e immaginari collettivi dell’Italia in armi e civile e a ribadire l’idea di un conflitto come avventura gloriosa e bella, costellata di episodi di eroismo e adesione volontaria, prossima alla vittoria certa e imminente sul “feroce” nemico austroungarico.

Di rilevante interesse è perciò la mostra Fotografica “La Grande Guerra”, con cui si inaugurano martedì 24, alle ore 18, nella Chiesa di S.Francesco, i percorsi di Udine capitale della Guerra, capitale della Pace. Nell’esposizione, curata per l’allestimento da Ferruccio Montanari, sono visibili 30 immagini in B/N che Walter Liva del Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Lestans, curatore anche dell’apposito catalogo, ha selezionato dal complesso di 170 foto inedite provenienti dall’Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano e stampate per l’occasione da negativi originali. Si tratta di materiale da reportage sul campo che documenta frammenti di vita militare in baraccamenti o in trincea, direttamente prima o dopo i combattimenti, come –tra gli altri- lo “scatto” sui morti per effetto del gas austriaco che costò sul S.Michele la perdita di 10.000 soldati italiani, o quello su Enrico Toti, caduto su quota 85 a Monfalcone, Medaglia d’Oro al Valor Militare e da allora mitizzato come campione di eroismo patriottico. Altre immagini immortalano invece piccoli riti “pacifici” di vita militare da tempo libero: l’arrivo della posta, la pulizia personale con spidocchiamento, la preparazione del rancio. E tutte, viste oggi, con sguardo retrospettivo reso allertato dalle guerre moderne, che si consumano anche a colpi di clic mediatici, lasciano trapelare e immaginare il “non visto” di una verità di guerra ben altrimenti feroce, che per prima, nella intermittente monotonia di barbarie del secolo breve, inaugurò la sequenza lugubre delle carneficine di massa, patite da uomini ridotti a numeri di una carne da macellare e, quanto al primo grande conflitto, pagate sul fronte italiano da 680.000 soldati, compresi i morti in prigionia.

Al senno del poi, si ispira anche la performance che l’attore-regista Claudio Moretti proporrà in forma di studio in margine al momento dell’inaugurazione, sempre martedì 24, con repliche successive, sempre alle ore 18, venerdì 27 e sabato 28. E in scena, appunto, sarà un uomo del presente, una figura di studioso, a metafora di chiunque voglia oggi perlustrare gli archivi del passato e cerchi di disseppellirvi a brani le memorie dimenticare o le testimonianze oscurate. Le quali, in questo caso, sulla traccia delle ricerche di Nicoletta Benvenuti dell’Accademia Ricci, riporteranno a galla la povera e poco nota odissea dei soldati italiani catturati dal nemico dopo la rotta di Caporetto, rinchiusi nel campo di concentramento di Cividale e lì colti nella trama di una quotidianità immiserita tra l’umiliazione delle latrine in comune e il sogno-beffa di una illusoria notte di Natale. Tasselli di vita prigioniera, di lancinante verità anti-eoica, che in scena affioreranno alla lettura come rottami da un naufragio, tra le carte di libri e faldoni impolverati e ingialliti, mentre il palco, a coerente corredo visivo, sarà occupato da un trovarobato povero di oggetti e arredi e, di tanto in tanto, dalla apparizione visionaria di muti fantasmi, evocati da una fantasia impegnata sulla partitura della storia “piccola”, cui daranno corpo e figura gli allevi-attori della “Nico Pepe”.

 

Si è aggiudicato Oscar Serafin l’incarico di pensare l’immagine per le manifestazioni di Udine capitale della Guerra, capitale della Pace. Previo concorso di idee sul difficile tema, cui hanno partecipato con varie proposte numerosi e accreditati professionisti della grafica friulana, la scelta ha premiato l’idea che più appariva aderente alle intenzioni del progetto voluto dall’Assessorato Comunale alla Cultura, nel suo collegamento a chiaroscuro tra i concetti (e le visualizzazioni) della guerra e della pace. Nello spazio avorio, da carta antica, occupato al centro da un grande “cavallo nero di Frisia” con filo spinato, che sintetizza ed evoca i tanti strumenti di morte sui campi di battaglia della Grande guerra, trapela a contrasto la chiara colomba della pace con ramoscello nel becco, che in quegli anni –con Berta von Suttner e Teodoro Moneta- iniziava a spiccare i suoi primi voli. Al manifesto si accompagna con pari efficacia incisiva il marchio che accompagnerà tutti gli appuntamenti della manifestazione. Si tratta di due coni, in sequenza, uno dopo l’altro, in richiamo all’araldica del Comune ma dal significato opposto a seconda dal rapporto spaziale con la cornice nera a tre lati che li inscrive: il cuneo, rivolto verso l’interno segnala la chiusura, la difesa ottusa dei confini, il passato in cui il Friuli era considerato l’ultima frontiera. Il cuneo rivolto verso l’esterno rappresenta i nuovi orizzonti europei, la volontà di ricordare il passato per ribadire il presente e costruire un futuro di fiducia con i nuovi fratelli europei che un tempo, davvero tanto tempo fa, erano nemici, anche armati l’uno contro l’altro.