1984 al Palamostre di Udine

Lo scozzese Matthew Lenton firma la regia dello spettacolo “1984“, tratto dal romanzo di George Orwell per una produzione dell’Emilia Romagna Teatro Fondazione e del CSS Teatro Stabile di Innovazione del FVG. Lo spettacolo è stato rappresentato venerdì 16 e sabato 17 novembre al Palamostre di Udine nel cartellone della 37^ stagione di Teatro Contatto del CSS.

Orwell, dopo la sua esperienza di combattente anarchico nella guerra civile di Spagna, scrisse nel 1938 “Omaggio alla Catalogna” in cui dichiara “attenzione alla mia partigianeria” per avvertire che egli si ritiene un testimone che non può essere neutrale e che sente il bisogno di informare per suscitare un giudizio morale e promuovere coscienza politica. I contrasti interni alla sinistra, che pure faceva fronte comune contro falangisti e nazi-fascisti, secondo lo scrittore hanno provocato la caduta dell’utopia di una rivoluzione libertaria e preparato la distopia di un futuro in cui il potere, di qualsiasi colore esso sia, è destinato ad essere dittatura.

Il regime antilibertario di Stalin è così palese da consentire immediate e divertenti parodie (“La fattoria degli animali” del ’45), mentre  il totalitarismo realizzato con la moderna tecnologia è incrollabile e insindacabile perché si basa sul consenso e il controllo di ogni aspetto  della vita delle persone, ed ha la forza di un contagio.

A differenza di quanto Orwell ha voluto dire nel ’48 con il suo romanzo distopico, Matthew Lenton non vuole ripetere: “attenzione alla mia partigianeria”; non prende una posizione ideologica e lascia al pubblico la valutazione del messaggio che riceve. Ecco allora che lo spettacolo è preceduto da un prologo in cui tre attori discutono sui gravi problemi della contemporaneità, sostenendo tesi diverse e accusandosi di essere di destra o di sinistra,tanto per dimostrare l’attualità del tema affrontato da Orwell.

Un narratore raccorda i vari quadri in cui si snoda la storia di Winston Smith, impiegato del Ministero della Verità con l’incarico di censurare ogni espressione contraria o non gradita al Grande Fratello. La dittatura impone una specie di neolingua che nella sua povertà lessicale e semplicità sintattica riduce al minimo gli stessi processi logici del pensiero inibendo i processi della dialettica e della critica.

Controllare i mezzi di informazione significa determinare il pensiero delle persone. Tutti accettano e difendono la dittatura al di fuori della quale non riescono più a immaginarsi. La scenografia rende esplicito il problema. Un rettangolo di tubi luminosi incornicia in un piccolo spazio i personaggi come imprigionandoli in uno schermo televisivo che a sua volta contiene un monitor con l’occhio del Grande Fratello. In alcuni momenti un altro rettangolo di tubi al neon si accende all’improvviso a incorniciare il boccascena con un suono assordante simile a uno schianto e diventa uno schermo che contiene gli altri. Si capisce come le tecniche di informazione di massa rispondano ad una logica interna e autoreferenziale, come il potere che rappresentano.

I sudditi sono indotti a non porsi problemi, a subire gli ordini, a credere a tutto quello che il potere afferma, a odiare il nemico, a non nutrire sentimenti individuali, a diffidare del prossimo, soprattutto dello straniero. Il ribelle evita di essere “vaporizzato” e si salva solo se, sottoposto a tortura,  rinuncia al libero pensiero e si riduce allo stato di automa manovrato dal Grande Fratello. Questa la sorte del protagonista che invano si è opposto al conformismo liberticida con l’amore per la ragazza che finirà per denunciare e non riconoscere più.

Violenti tagli di luce, ottenuti con torce elettriche manovrate dagli attori, illuminano profili, volti, particolari della scena e, a volte indagano il pubblico per risucchiarlo entro lo schermo. Tentativo non del tutto riuscito se al termine dello spettacolo fra gli spettatori  si sentono giudizi del tipo: “Speriamo che non succeda” oppure “Del resto la dittatura è sempre esistita e sempre esisterà”, “Qui si fa un discorso politicamente di parte”.
Queste ed altre espressioni sembrano preparare o confermare il nuovo “1984”? Scarsa chiarezza nello spettacolo o nel pubblico?… Gli applausi sono generosi.