Argia. Una vita raccontata al Teatro Bon

Marta Riservato si fa narratrice della vicenda umana della nonna Argia e ne rivive le stagioni attraversando l’ultimo secolo in cui la vecchia signora ha fatto esperienza di avvenimenti personali e collettivi. Il testo drammaturgico è scrittura della giovane Marta determinata a trasformare in memoria comune la storia della sua famigliare.

Lo spettacolo si è tenuto al Teatro Bon di Colugna venerdì 14 dicembre per la stagione teatrale 2018/2019 organizzata dall’Ente Teatrale Regionale del F.V.G.  ed è una produzione dell’Associazione culturale Molino Rosenkranz di Castions di Zoppola.

Firma la regia Roberto Pagura, anche scenografo, mentre il commento musicale è di Paolo Forte, presente sul palco e impegnato nell’azione scenica.

La storia di Argia è al tempo stesso comune ed eccezionale: comune perché molte sono le donne che hanno lottato, subito, patito; eccezionale perché queste donne hanno saputo affrontare le difficoltà difendendo se stesse e i valori in cui hanno creduto, dimostrando determinazione nel superare guerra, miseria e pregiudizi.

Regia e scenografia sembrano rispettare l’aspetto intimistico e privato della storia.

Roberto Pagura rinuncia alla riscrittura interpretativa del testo e si limita a garantire alla giovane attrice la piena autonomia della sua narrazione. Anche Paolo Forte, con la sua fisarmonica, mette il suo talento al servizio delle parole e con elegante discrezione rinuncia ai virtuosismi di cui è mirabilmente capace con il suo strumento. §

Tutto insomma è in funzione della giovane Marta che ripercorre l’intera vita di una donna ormai in età avanzata eppure ancora vigile e attiva nel conservare il ricordo del suo passato e determinata a continuare la sua avventura umana.

Che la giovane attrice sia l’indiscutibile protagonista nelle vesti di Argia e di altre figure, appare evidente da come interagiscono lei e Paolo Forte sul palcoscenico.

Marta si rivolge quasi sempre al pubblico, perché vuole far conoscere la storia di Argia; Paolo con qualche battuta e con la sua musica asseconda l’attrice e si rapporta quasi solo con lei, come se il contatto con il pubblico fosse da lui solo potenziato ma delegato alla voce femminile.

Alcune pause non adeguatamente motivate  rallentano il ritmo della narrazione ma non compromettono la godibilità dello spettacolo. Al termine di un generoso applauso, Marta invita sul palco la signora Argia che fino a quel momento ha seguito dalla platea la rappresentazione di sua nipote.

La nonna, trovandosi sul proscenio, si riappropria con orgoglio del suo passato e rassicura il pubblico che  la voglia di vivere in lei non è affatto indebolita dal ricordo delle sofferenze vissute.