“Il tacchino” in scena all’Accademia Nico Pepe

Una storia costruita sul filo dell’impossibile, che mette in scena la realtà tragicomica di oggi, in cui gli onesti sono spesso costretti a muoversi in un dedalo di carte da firmare, burocrazia da superare, funzionari da convincere.

“Il tacchino sul tetto. Piccoli soprusi quotidiani”, visto in scena il 24 febbraio, nella sede della Civica Accademia d’Arte drammatica Nico Pepe di Udine, è uno spettacolo che porta sul palcoscenico storie di ordinaria resilienza quotidiana, il desiderio umanissimo di progettarsi una vita in cui il lavoro ha senso se orientato al bene comune, la ricerca di costruire un rapporto degno tra individuo e natura e tra tutti gli esseri che la abitano.

Senza scenografie fantasmagoriche, ma molte idee e strumenti che attingono alla nostra migliore tradizione teatrale dalla commedia dell’arte a Dario Fò, Claudio Mezzelani, Claudio De Maglio e Massimo Somaglino (che firmano anche regia e testo) con Paola Bonesi, Mark Kevin Barltrop, Caterina Bernardi, Carlo dalla Costa e Alessandro Maione mettono insieme un lavoro pieno di straripante vitalità ma obbediente all’idea che far ridere il pubblico, non può essere l’unico obiettivo.

Le situazioni grottesche, tragicomiche e surreali narrate con leggerezza, sono utili a far riflettere come la macchina burocratica e talvolta truffaldina sia in grado di stritolare, masticare un individuo, e annientarlo.

Ci si chiede infatti quale sia il senso di una vita onesta, se valga la pena resistere, fare comunità, pensare al bene comune. Lo sguardo è delicato anche quando si parla di handicap, ma la riflessione è acuta, profonda.

Bravo Mezzelani, con la sua faccia smarrita, e l’idea in tasca che la speranza è sempre l’ultima a morire. Disegna perfettamente la maschera dell’uomo onesto che crede nel bene, nell’inclusione, nella giustizia.

Somaglino, gioca e diverte nei panni dell’imbroglione a cui presta un amaro cinismo.

De Maglio inventa un suo personaggio, lo rende buffo, in pieno contrasto con il suo ruolo che è quello del burocrate obbediente alle regole, anche a quelle insensate. Poi c’è

Paola Bonesi, così convincente nel ruolo della “furlana doc”, tosta e ruvida.

Mark Kevin Barltrop, Caterina Bernardi, Carlo dalla Costa e Alessandro Maione, sono invece il gruppo dei disabili che scombinano la vita della tranquilla fattoria.

Protagonisti di lazzi e sberleffi, musiche e canti, sono talmente bravi da sembrare davvero un quartetto di “matti”. Un lavoro teatrale, con un gruppo di attori generosi, capaci di usare con sapienza il genere della commedia nella sua tradizione più nobile.

Applausi meritatissimi a fine spettacolo dal pubblico che gremiva la sala.