Odissea, Odissee

Odissea, Odissee! L’accademia “Nico Pepe” al Giovanni da Udine

Udine, mercoledì 6 novembre. Gli allievi del secondo e terzo corso della Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine, rendono partecipe il pubblico del Teatro Nuovo dei risultati conseguiti con un duro e giornaliero lavoro in aule e palestre.

Si mettono alla prova con l’allestimento scenico di un testo classico divenuto paradigma della cultura e dell’arte del mondo occidentale. L’Odissea di Omero ha avuto in quasi ogni epoca una sua declinazione nelle più diverse discipline ed ha suggestionato la creatività di artisti di ogni levatura, traducendosi anche in spettacoli, film, sceneggiati televisivi, fumetti ecc…

Riproporre l’epica omerica come spettacolo teatrale significa inserirsi necessariamente nel macrotesto di un’intera tradizione di secoli sedimentata nella memoria di ogni persona di media cultura.

Gli allievi della “Pepe” non si lasciano scoraggiare e capitanati dal loro direttore e insegnante Claudio de Maglio, che firma regia e adattamento drammaturgico, riscoprono Omero come l’autore di un canovaccio tutto da riscrivere o da riempire con quanto di volta in volta suggeriscono fantasia o umore del momento.

Insomma, la storia di Odisseo c’è tutta (ma proprio tutta, senza omissioni, in questo spettacolo di tre ore, più 20 minuti di intervallo per garantire la sopravvivenza degli spettatori), ma si affranca da ogni scrupolo filologico e si rivitalizza grazie alla freschezza e all’esuberanza con cui questi giovani testimoniano la propria convinzione di essere e di agire per il teatro.

Sicuramente lo stesso Aristotele, quello della Poetica, avrebbe applaudito questi giovani così costruttivamente “corsari” e trasgressori delle sue “unità” e così dinamici, agitati, polimorfi come coinvolgenti personaggi della Commedia dell’Arte.

Del resto lo stesso Omero, che nello spettacolo funge da narratore, indossa una maschera e una palandrana nera da commediante appena uscito dai “Gelosi” degli Andreini.

Lo spettacolo, per quanto lungo, miracolosamente procede spedito e non rallenta mai.
Il pubblico rimane catturato dalla funzionalità di ogni particolare, dall’alternanza fra scene serie e comiche, dalla fertile fantasia con cui si creano suggestioni e atmosfere.

Aiutano molto le belle soluzioni scenografiche  di Claudio Mezzelani, il pregevole quadro luci di Stefeno Chiarandini e gli adeguati costumi di Emmanuela Cossar, le musiche e canti di Marco Toller, gli effetti sonori di Giulio Ghirardini, ma il merito va riconosciuto in primo luogo ai ragazzi per la loro capacità di gestire lo spazio, sostenere il ritmo, rispettare i tempi, trovare i toni giusti della voce e la corretta postura del corpo.

Il succedersi di geniali effetti e originali soluzioni nella realizzazione dei singoli quadri e nel passaggio da un episodio all’altro, fa pensare ad un lavoro creativo rispettoso della libera iniziativa e della improvvisazione individuale.

Il risultato, però, non è per nulla dispersivo e le singole soluzioni non rischiano mai l’autonomia e l’isolamento.

Tutto si coordina in un insieme coerente, di indubbia efficacia espressiva.
Inutile chiedersi se la “reductio ad unum” sia dovuta al regista e drammaturgo.
Claudio de Maglio sembra aver composto mirabilmente un puzzle con le tessere che i suoi allievi gli hanno messo a disposizione.