Overload al Palamostre per Teatro Contatto

Lo scrittore David Foster Wallace pubblicò il discorso che tenne al Kenyon College nel 2005 insieme con cinque racconti con il titolo, “Questa è l’acqua”. Non completò la revisione del suo ultimo romanzo, “Il re pallido”, perché morì suicida dopo un lungo periodo di depressione.

Soprattutto a queste due opere di Wallace si richiama lo spettacolo “Overload”, che si è potuto vedere sabato 19 gennaio al Palamostre di Udine con il Teatro Contatto del CSS.

“Overload”, vincitore del premio Ubu 2018 come migliore spettacolo dell’anno, è una riscrittura originale delle tesi di Wallace  in merito al fenomeno dell’odierna comunicazione mediatica. Il drammaturgo della compagnia Sotterraneo, Daniele Villa, mette in scena lo scrittore Wallace, interpretato con misura e naturalezza da Claudio Cirri.

Il monologo traccia alcuni tratti salienti della sua biografia e del suo pensiero in merito all’ecologia dell’attenzione nella nostra epoca dominata dalla “mediarchia”,  cioè dalla comunicazione con le odierne tecnologie.

Il discorso si snoda in modo del tutto informale, fra smarrimenti, perdita del filo del discorso, frequenti “che cosa stavo dicendo?”.  Si sostiene che oggi i messaggi sono elaborati e trasmessi in modo da rendere impossibile o difficilissima  ogni verifica sull’attendibilità dei significati (i contenuti), riducendo i significanti (le forme espressive) a puro rumore che l’utente è spinto a recepire come sostanza e unica verità plausibile.

Si assiste al progressivo azzeramento del discorso logico, con il conseguente abbandono della realtà referenziale a vantaggio di quella fittizia, indecifrabile a livello critico ma appagante in quanto esonerata dal pensiero autonomo.

La navigazione nell’oceano del sapere tramite internet promette illusoriamente l’approfondimento delle conoscenze mentre produce nel destinatario impreparato e inconsapevole una mutazione nel suo modo di pensare e di rapportarsi con il mondo e con gli uomini.

Per questo motivo il monologo del personaggio Wallace viene continuamente interrotto dall’invasione del campo da parte dei “contenuti nascosti”, finestre che si aprono dentro finestre  che introducono in territori non previsti e quindi imposti in un sovraccarico di informazioni, inventario o sommatoria di elementi senza rapporto di causa ed effetto. In questo modo si azzera la capacità di analizzare e valutare il contesto reale in cui si vive.

Il pubblico è complice e interagisce. Il contenuto nascosto si attiva solo se uno spettatore si alza in piedi nel momento in cui viene esibito un segnale. Il monologo di Wallace, allora, diventa afasico e prende il sopravvento il “rumore totale” della musica assordante, del gesto esasperato, dell’immagine d’effetto;  così si “massaggia” il pubblico compiacente, attratto da ciò che è estraneo al discorso iniziale e che nessuno pensava potesse interessare o esistere.

Il monologo-confessione di Wallace si frantuma e l’attenzione, già di per sé indebolita per la scarsa predisposizione al pensiero critico, tende ad assotigliarsi.

Sul palco c’è un piccolo acquario in cui nuotano due pesci rossi meccanici. Si allude alla storiella narrata da Wallace in cui  due pesci rossi non sanno dire ad un loro simile com’è l’acqua in quel giorno perché si chiedono che diavolo sia l’acqua. Allo stesso modo noi siamo così immersi nell’informazione che non ci accorgiamo dell’habitat in cui viviamo.

Sempre più ci abituiamo al meccanismo informativo strutturato come scatole cinesi o matrioske senza soggetto e senza fine.

“Overload” suggerisce che essere umani nell’epoca delle macchine tecnologicamente avanzate significa pensare, ossia sapere come preservare la nostra attenzione, per quanto si faccia di tutto per provocarne l’atrofia, a che cosa rivolgerla. Bisognerebbe chiedersi se questa mutazione in atto giovi a qualcosa o a qualcuno.

Lo spettacolo non pone direttamente la domanda: questa sorge spontanea nello spettatore non ancora del tutto dipendente dalla sofisticata e indubbiamente efficace  tecnologia avanzata. Il numeroso pubblico del Palamostre  ha accolto con entusiasmo lo spettacolo dimostrando il proprio consenso con un prolungato applauso.