Pasolini visto da Popolizio

Si ispira al romanzo di Pier Paolo Pasolini che nel 1955 diede scandalo con le sue storie di povertà e disperazione, Ragazzi di vita, in scena al teatro Giovanni da Udine il 12 e 13 marzo. Uno spettacolo, che fa bene al cuore, raro, quasi impossibile di questi tempi, vedere venti giovani attori in scena e tutti bravi.

Catalizzatore della scena il premio Ubu 2018 Lino Guanciale. L’amatissimo interprete di fiction tivù (La porta Rossa, l’Allieva, Non dirlo al mio capo) è uno di quei rari casi in cui la sua presenza non è solo utile per fare botteghino. Guanciale attore diplomato alla Silvio D’Amico e premio Gassman ha un vero talento, una presenza scenica magnetica e una tecnica teatrale impeccabile.

Il regista Massimo Popolizio lo dirige con grande competenza e inventiva, così facendo ne amplifica la bravura e allo stesso modo muove il folto gruppo di potenti interpreti, immergendoli in un universo di fibrillazioni e vitalità anarchiche totalmente fuori dai contesti borghesi.

Se sacrifica la poetica pasoliniana, ai puristi l’allestimento che elude il tormento dello scrittore potrebbe fa storcere il naso, moltiplica appieno la vitalità irrefrenabile di una gioventù disperata e goffamente violenta, coagulata in una creazione corale, spesso struggente, modernissima con echi baushiani nei movimenti coreografici e un’estetica fotografica, cinematografica che incornicia gli episodi dando corpo al romanzo. Perché va ricordato, Ragazzi di vita non è testo teatrale, fu il romanzo d’esordio narrativo di Pasolini, che valse al “poeta corsaro” un processo e il ruolo di provocatore della società perbenista.

Necessaria dunque una sovrastruttura che sostenga la narrazione.
E tale sovrastruttura esiste ed è efficace, ed è priva di retorica. Massimo Popolizio ci porta “dentro” le giornate dei giovani sottoproletari. Il Riccetto, Agnolo, il Begalone, Alvaro, e ancora il Caciotta, Spudorato, Amerigo, sono alcuni dei “ragazzi di vita”, dalla gioventù disperata e ritratta in presa diretta nel romanzo che esplode sul palcoscenico nudo per recitare la nuda povertà delle borgate romane con la loro dolcezza furiosa, la loro impulsiva esplorazione del mondo.

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